Scuola di Psicanalisi Freudiana (SPF) LogoScuola di Psicanalisi Freudiana (SPF) LogoScuola di Psicanalisi Freudiana (SPF) LogoScuola di Psicanalisi Freudiana (SPF) Logo
  • Chi siamo
    • L’associazione
    • Gli analisti associati
    • Le posizioni della Scuola riguardo alla psicanalisi praticata da analisti non medici né psicologi (laici)
  • Psicanalisi
  • Eventi
    • SPFx
      • Prenotazione sala Sigmund Freud
  • Formazione
    • La formazione dello psicanalista
    • Modalità della formazione
    • Criteri generali di ammissione
    • FAQ
    • Seminario 2026/27: Fondamenti di Metapsicologia formale
  • Ricerca
  • Pubblicazioni
    • Metapsychologica
      • Criteri redazionali
      • Call for Papers “Nosografia, Clinica, Metapsicologia. Messe a punto teoriche”
    • MetaLog
  • Contatti
    • Iscrizioni
  • Sostienici
    • L’ESisMORE
Italiano
✕
No results See all results

Melanie Klein e Freud a confronto

MetaLog – il blog della SPF

di Elisabetta Artusi e Annalena Guarnieri

Riferimenti biografici

Melanie Reizes, che da sposata prenderà il cognome del marito, Klein, è stata considerata una pioniera nel campo della psicanalisi infantile. Nasce a Vienna nel 1882, minore di quattro figli di una famiglia ebrea ortodossa. La sua infanzia è segnata da ristrettezze economiche e da lutti: la morte prematura della sorella maggiore a soli 9 anni e successivamente quella del fratello incidono sul suo carattere e la predispongono alla depressione; le difficoltà economiche che fanno seguito alla morte del padre sembrano essere la causa della rinuncia agli studi di medicina che aveva deciso di intraprendere a Vienna, al fine di diventare psichiatra. Le medesime difficoltà spiegano le nozze precipitose, con Arthur Klein, (dal quale divorzierà nel 1922) e la scelta di optare per un percorso formativo storico artistico. Nel 1910 si trasferisce a Budapest con il marito dove ben presto si inserisce in un vivace contesto culturale. Si avvicina a Freud e alla sua opera attraverso la lettura del saggio, Il Sogno. Nel 1914, a seguito di una forte depressione, intraprende la propria analisi con Sandor Ferenczi. Incoraggiata da quest’ultimo a lavorare analiticamente con i bambini, partecipa alle attività della Società psicanalitica ungherese, di cui diviene membro nel 1919. In quell’occasione presenta il suo primo lavoro: Sviluppo di un bambino. Nel 1918 durante il V congresso dell’IPA (Associazione Psicanalitica Internazionale), ascoltando l’intervento di Freud, ne rimane colpita. Da quel momento decide di dedicarsi alla psicanalisi. Sempre in quell’anno presenta il suo primo caso di analisi infantile di un bambino di 5 anni, il bambino è Erich, il più piccolo dei suoi tre figli. Nel 1920 al Congresso dell’IPA, presso L’Aja,  incontra Karl Abraham. La Klein decide di stabilirsi nel 1921 a Berlino dove nel 1924 intraprende una seconda analisi con Abraham, il quale sosterrà le sue idee sull’analisi dei bambini, soprattutto per il suo interesse alle prime fasi dello sviluppo psichico. Ma, a nove mesi dall’inizio del trattamento, Abraham muore. Questo è l’ennesimo grave lutto subìto dalla Klein.

Come si inserisce il pensiero di M. Klein a Berlino?  Nel 1924 la Società Psicoanalitica berlinese sta sostenendo le idee di S. Freud e di A. Freud sull’analisi dei bambini, mentre osteggia quelle di Melanie Klein, considerate poco «ortodosse». In questo contesto non è di certo facile, per la Klein, far passare le teorie che sta elaborando, tanto più che i contrasti teorici con Anna Freud sono sempre più accesi.

Dopo aver conosciuto Ernest Jones, nel 1926, decide di lasciare Berlino e di trasferirsi a Londra. Lì entra subito a far parte della Società psicanalitica britannica. Jones condivide le sue idee, e la sostiene apertamente sulle sue teorie relative alle componenti pregenitali e innate  nella costruzione del pensiero e della percezione, e sulla psicanalisi infantile, tanto che le chiede di prendere in analisi due dei suoi quattro figli. Nel 1927 al X Congresso dell’IPA organizzato a Innsbruck i conflitti nel Movimento psicanalitico si amplificano. M. Klein presenta un elaborato dal titolo Gli stadi precoci del conflitto edipico, nel quale rende espliciti i propri disaccordi con il pensiero di Freud: 1) sulla datazione del complessi edipico che lei anticipa già ai primi mesi di sviluppo del bambino; 2) sui suoi elementi costitutivi e 3) sulle differenze nello sviluppo psicosessuale del bambino e della bambina (Roudinesco, Plon, 1997, p. 573). 

Nel 1929 prende in cura un bambino di quattro anni, ritenuto psicotico, figlio di un collega. Questo caso verrà pubblicato un anno dopo con il nome di fantasia di «Dick», nella raccolta degli Scritti (1921-1958). Nel 1932 pubblica il saggio La psicoanalisi dei bambini nel quale inizia ad esporre le sue nuove teorie atte ad approfondire la comprensione dei primi processi psichici della mente infantile, che nel corso degli anni successivi la porteranno ad introdurre i concetti di «transfert infantile», «posizione schizo-paranoide», «posizione depressiva», e anche a riprendere e rielaborare il concetto di «pulsione di morte», introdotto da Freud.

Nel 1938, qualche mese prima dell’arrivo di Freud a Londra (giugno 1938), le tensioni in ambito psicanalitico segnano il periodo delle grandi controversial discussions che vedono in Edward Glover, psicanalista inglese, un critico attacco diretto contro la pratica e la teoria kleiniana. Nel novembre 1946 i sempre più accesi contrasti tra le diverse Scuole di pensiero psicanalitico, porteranno al costituirsi di tre diversi orientamenti teorico-clinici e formativi: quello kleiniano, quello annafreudiano il cui numero di aderenti era in continuo aumento per via dell’emigrazione degli analisti viennesi, e quello degli Indipendenti,  Middle Group, cioè tutti quegli analisti, per lo più inglesi, che accettavano parte delle scoperte della Klein, ma non tutte, il cui maggiore esponente è Winnicott.

Nel 1955 il suo saggio Invidia e gratitudine svilupperà il concetto di invidia che articolerà sulla base di quello di istinto [instinct] di morte.

Muore a Londra, il 22 settembre del 1960.

 

I temi che verranno qui di seguito trattati sono:

  1. L’analisi dei bambini: il simbolismo e la tecnica del gioco come libere associazioni.
  2. Gli «oggetti interni» e l’«Io precoce» temi che segnano un netto distacco delle teorie di M. Klein dalla metapsicologia di Freud.
  3. La centralità delle pulsioni sessuali e il disconoscimento del concetto freudiano di  pulsione di autoconservazione. 
  4. L’errore teorico e clinico del «Caso Dick».
  5. Edipo e Super-io precoci.

ben-wicks-iDCtsz-INHI-unsplash-2

1. L’Analisi dei bambini: il simbolismo e la tecnica del gioco come libere associazioni

Melanie Klein è stata considerata, assieme alla sua antagonista Anna Freud, una pioniera nel campo della psicanalisi infantile. Prima di loro nessuno si era avventurato in questa impresa, in generale, ritenuta impossibile da parte del mondo psicanalitico. Gli studi di questo tipo, perciò, erano quasi inesistenti, eccetto per Freud che nel 1908 aveva seguito l’analisi di un bambino di cinque anni, Herbert Graf, a noi noto con il nome di «piccolo Hans». Egli dimostrò nel suo saggio Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Caso clinico del piccolo Hans) (1908) sia dal punto di vista teorico che da quello pratico che l’impiego della psicanalisi sui bambini era possibile; sappiamo che questo caso venne trattato indirettamente da Freud, ma da lui stesso interpretato attraverso il prezioso materiale che mano a mano Hans produceva, e che gli veniva regolarmente riportato dal padre Max Graf. Il contributo di Freud a questo caso è di grande interesse teorico. Attraverso le osservazioni sul materiale, a volte lacunoso, egli introduce i concetti fondamentali delle sue teorie sullo sviluppo psicosessuale del bambino. A partire dagli anni novanta, Franco Baldini, tenendosi rigorosamente all’interno del testo freudiano, ha approfondito e rielaborato teoricamente(1) questo caso, mettendo in luce alcuni aspetti teorici significativi tra i quali: il concetto di angoscia e il concetto di castrazione. Nel rileggere l’interpretazione di Freud, secondo cui il «mandante della castrazione» sarebbe il padre, Baldini scopre, invece, il vero mandante: la madre, la quale incarna, per Hans, la doppia figura, quella di oggetto di desiderio edipico e quella di minaccia della castrazione. Inoltre, Baldini mette in luce nel suo saggio inedito un aspetto che Freud non aveva colto: dietro alla figura del «vetturino», che frusta il cavallo caduto affinché si rialzi e riprenda la corsa, egli scorge la figura del padre dell’orda primordiale, quel padre potente e crudele la cui presenza nelle fantasie del bambino è filogeneticamente innata e la contrappone alla figura del tenero papà. Sappiamo dal caso clinico che l’insieme di questi aspetti concorrerà allo sviluppo della fobia di Hans.

La Klein fin dall’inizio della sua pratica analitica si imbatte in osservazioni di bambini psicotici; queste esperienze la inducono a sostenere e a portare avanti l’idea di poter condurre l’analisi sui bambini, con risultati soddisfacenti.  

La sua teoria si basa sull’applicazione della tecnica del gioco, teoria che già, prima di lei, Hermine Hug-Hellmuth (1871-1924) aveva tentato di introdurre nell’analisi infantile. M. Klein si serve del gioco per cercare di comprendere le dinamiche psichiche del bambino. Essa afferma che l’azione del gioco costituisce l’equivalente delle libere associazioni degli adulti. In I principi psicologici dell’analisi infantile (1926) scrive:

Nel gioco i bambini riproducono simbolicamente fantasie, desideri, esperienze. Nel farlo si servono dello stesso linguaggio, della stessa forma di espressione arcaica e filogeneticamente acquisita che ci è ben nota dai sogni (Klein, 1926, p. 156).

Il gioco è, dunque, per la Klein, la via regia verso l’inconscio dei bambini, quanto per Freud il sogno lo è per l’adulto. Con la tecnica del gioco l’analista osserva in quale direzione deve rivolgersi la sua attenzione ed essere in grado di cogliere i racconti, il mondo interiore, le fantasie, le paure che abitano la mente del bambino, e di interpretare i simboli che da essa vengono espressi.

Melanie Klein ritiene, a differenza di Anna Freud, che essi, già dai primissimi anni di vita, sono in grado di instaurare un transfert con la figura dell’analista. 

Agli inizi della sua esperienza clinica, l’analisi si svolgeva all’interno dell’ambiente familiare, in cui il bambino poteva liberamente esprimersi con l’azione e con l’utilizzo dei suoi abituali giocattoli. In questo modo la Klein poteva osservare le dinamiche psichiche messe in atto attraverso il gioco e interpretarle. Ben presto, però, si accorge che «non si può ottenere un’autentica situazione analitica, se non con mezzi analitici» (Klein, 1927, p. 166). La modalità cambia, il bambino viene accompagnato regolarmente nello studio dell’analista dove trova a sua disposizione una certa quantità di giocattoli che sceglierà a seconda della fantasia del momento e del suo libero volere. I giocattoli usati vengono di volta in volta riposti dal bambino, con l’aiuto dell’analista, in un apposito cassetto che diventa la custodia di una relazione speciale. Inoltre, attraverso il disegno, al pari del sogno, il bambino manifesta il suo mondo interno, vissuto da oggetti e da fantasie che trovano la loro piena libertà di espressione. Secondo la Klein, in analisi i bambini non sono diversi dagli adulti. Ciò che vi è di diverso è che l’Io del bambino non è ancora sviluppato completamente, perciò è più soggetto al dominio dell’inconscio. L’analista ha il compito di cogliere i simboli che si manifestano attraverso il gioco e il disegno e di tradurli, fornendo interpretazioni che svelano le fantasie inconsce, gli impulsi erotici o sadici verso l’analista che rappresenta per il bambino una figura parentale, molto spesso la madre.
L’interpretazione della Klein è di tipo simbolico e viene equiparata alla tecnica dell’interpretazione dei simboli onirici di cui ci parla Freud ne L’interpretazione dei sogni; gli oggetti lunghi e puntuti fanno riferimento al pene, gli oggetti cavi, alla vagina, i grossi animali, le regine e gli imperatori sono riferiti alla figura dei genitori.

Sulla funzione del gioco Freud scrive in Al di là del principio di piacere; egli osserva e descrive le ragioni, il piacere che esso procura, e come, un bambino di un anno e mezzo, in assenza momentanea dalla madre inventa il gioco «del rocchetto» che consiste nel farlo sparire e riapparire ripetute volte. Attraverso questo gioco egli dà un significato alle sue azioni e riesce a superare l’angoscia di rimanere solo in assenza della madre, creandosi così le aspettative di un suo ritorno. Freud (1920) sottolinea che la ripetizione dell’azione comporta la conquista di un certo grado di autonomia e uno spazio in cui padroneggiare tutta una serie di attività, mettere in atto previsioni, adottare comportamenti utili ad evitare la sofferenza (p. 201).

 

2. Gli «oggetti interni» e l’«Io precoce»: temi che segnano un netto distacco delle teorie di M. Klein dalla metapsicologia di Freud

L’idea sostenuta dalla Klein è che l’apparato psichico sia un contenitore di oggetti che costituiscono il mondo interno del bambino. Gli oggetti interni sarebbero presenti e investiti pulsionalmente fin dalla nascita; quindi la Klein attribuisce loro un innatismo. In che cosa consistono questi oggetti? Sono pre-concezioni che orientano il bambino a una pre-conoscenza degli oggetti esterni e le pulsioni perciò hanno già fin da subito il loro oggetto: fantasie legate alla madre, fantasie verso il padre, parti del proprio corpo, di quello materno, di quello paterno, il latte, gli escrementi, l’urina, il pene e, in sostanza, tutto ciò che il bambino desidera. Il mondo interno si interfaccia con il mondo esterno, ma sono gli oggetti interni che hanno il primato su quelli esterni perché la realtà esterna viene recepita attraverso il filtro della qualità degli oggetti interni e delle fantasie inconsce. Per quanto riguarda la qualità degli oggetti, il bambino può introiettare le esperienze interne/esterne degli oggetti «buoni» (gratificanti), e per contro, mettere fuori di sé, proiettare, le esperienze di oggetti «cattivi» (frustranti e persecutori) in modo tale da eliminare l’angoscia.

La teoria dell’innatismo degli oggetti interni della Klein sembrerebbe trovare un punto di contatto con l’innatismo di cui parla Freud in Totem e tabù, in L’uomo Mosè e la religione monoteistica e nel Caso clinico dell’uomo dei lupi. Egli ne ammette l’esistenza attraverso la trasmissione filogenetica di esperienze traumatiche vissute dalla specie umana in tempi remoti, ma a differenza della Klein, ne parla in termini di «disposizione» psichica, di tracce mnestiche, che attendono di essere investite dalla pulsione per riattivarsi. Il tabù dell’incesto, la paura della castrazione, dalla figura del padre primordiale, la scena primaria dei genitori, eccetera, sono tutte tracce filogeneticamente trasmesse ma non attive: esse possono venire riattivate attraverso l’esperienza individuale. 

L’innatismo kleiniano degli oggetti interni comporta, di conseguenza, la nascita di un «Io precoce», precoce perché non abbisogna dell’esperienza per costituirsi dal momento che la pulsione ha già il suo oggetto. Questa teoria si scontra subito con la teoria freudiana della costituzione dell’Io. Secondo Freud, alla nascita, il bambino non ha nulla di pre-costituito. La pulsione all’inizio è senza oggetto (1915). L’Io per Freud non è già fornito di un corredo di oggetti interni, esso si costituisce attraverso l’esperienza. In origine esiste soltanto una sostanza nervosa investita da stimoli che deve imparare a distinguere quelli che provengono dall’interno, da altri che provengono dall’esterno. Gli stimoli che permangono sono interni e si fanno sentire come dispiacere.  È la pulsione, in quanto stimolo interno costante, che fa sì che la sostanza percettiva del vivente si riconosca in questo stimolo e dica «Io».

 

3.La centralità delle pulsioni sessuali e il disconoscimento del concetto freudiano di  pulsione di autoconservazione 

Il processo costitutivo dell’Io-reale si svolge tutto a carico delle pulsioni di autoconservazione, ci dice Freud, in Pulsioni e loro destini; esse sono stimolo puro, perché il bambino non sa ancora che questo stimolo è la fame. È un dispiacere che fa dire «Io»: «Io sono lo stimolo», sono ciò che non sparisce con un’azione riflessa, ma che si fa sentire in modo incessante. È qui che per Freud entra in gioco l’oggetto.

La pulsione di autoconservazione richiede un’azione altamente specifica per soddisfarsi; ma dal momento che il neonato non è in grado di procurarsi l’oggetto del soddisfacimento, data la sua impotenza motoria, deve attendere che questa azione specifica venga dall’esterno, e cioè dall’adulto che porta l’oggetto del soddisfacimento. Vediamo che le pulsioni di autoconservazione sono le prime che il soggetto incontra nel suo processo di sviluppo e sono le prime che, grazie all’azione specifica, si soddisfano mediante un oggetto del mondo esterno.

Possiamo constatare come le idee di M. Klein siano così lontane dalle dinamiche pulsionali di Freud: per la Klein gli oggetti sono tutti innati; per Freud gli oggetti sono portati dall’esperienza. La Klein non parlerà mai di pulsioni di autoconservazione, parlerà, semmai, di bisogni organici.

Nel saggio Sulla più comune degradazione della vita amorosa (1912) Freud scrive che le pulsioni sessuali:

«trovano i loro primi oggetti appoggiandosi alle valorizzazioni delle pulsioni dell’Io, proprio come i primi soddisfacimenti sessuali vengono ottenuti per appoggio alle funzioni corporee indispensabili alla conservazione della vita» (p.422).

Le pulsioni di autoconservazione, perciò, sono fondamentali per lo sviluppo delle pulsioni sessuali. Esse forniscono alle pulsioni sessuali una fonte organica, la zona erogena, una direzione e un oggetto, e solo in seguito si renderanno indipendenti (Freud, 1905, 492). «Questo significa che le funzioni volte alla conservazione della vita vengono prima e guidano lo sviluppo delle pulsioni sessuali» (Dalto, 2019, p.43).

Sentiamo cosa ci dice Mangini:

Diversamente per la Klein il bambino possiede fin da principio delle fantasie e qualsiasi attività mentale del bambino è accompagnata da una fantasia inconscia, che non è dunque secondaria all’esperienza. Non è quindi concepibile per la Klein, una fase narcisistica senza oggetto; anzi la straordinariamente ricca vita fantastica del bambino accompagna i suoi comportamenti orientandolo da subito verso la realtà esterna, possedendo egli una serie di configurazioni interne che lo portano innanzitutto alla ricerca dell’oggetto, a conoscerlo. La fantasia inconscia è quindi da subito intrinsecamente, per definizione, collegata all’oggetto: insomma per la Klein non si dà pulsione senza oggetto (2019, p.156).

Che cosa fa M. Klein? Non tiene conto dell’Anlehnung, riduce le pulsioni di autoconservazione a mere funzioni organiche e dà pieno spazio alle pulsioni sessuali che quindi si originerebbero direttamente, oggetto compreso, dalla relazione oggettuale.

 

4. L’errore teorico e clinico del «Caso Dick»

Introduciamo il caso clinico di Dick, condotto dalla Klein nel 1930 e pubblicato negli Scritti. Lo faremo alla luce degli sviluppi teorico-clinici elaborati da P. Cagna in due interessanti articoli pubblicati in Metapsychologica: Fame da morire. Due casi clinici e una nuova ipotesi etiologica (2020) e L‘attività psichica del vivente in una prospettiva metapsicologica: uno studio dei casi di Dick e Robert (2023).

La Klein presenta il caso di Dick, un bimbo di quattro anni, da lei diagnosticato come un caso di psicosi infantile. Viene descritto come un bambino anaffettivo, che aveva sofferto la fame a causa dell’ostinazione della madre a volerlo allattare anche se priva di latte al seno. Solo l’intervento da parte della nonna e della balia, che si erano prese cura di lui, lo salvò dalla morte per inedia. Il rapporto con il cibo, quando Dick viene visto dalla Klein, rimaneva un grave problema, così come lo era il rapporto con la realtà e pure il suo stato emotivo verso le persone, verso l’analista e verso le cose, come ad esempio i giocattoli che si trovavano nello studio. In breve, la Klein interpreta questo stato di cose come un problema legato alla sessualità. D’altronde per la Klein le uniche pulsioni che agiscono psichicamente sono quelle sessuali, in modo particolare nel caso delle anomalie psicotiche. Non considera per nulla che il bambino aveva rischiato di morire di fame e che aveva vissuto diverse esperienze drammatiche a soli due anni.

Escludendo le pulsioni di autoconservazione la Klein non può venire a capo del reale problema di Dick. L’eccitamento eccessivo, la fame dalla quale il bambino non può fuggire, non trova soddisfacimento perché ha una madre che non comprende il suo bisogno vitale, essa non risponde con un’adeguata azione specifica, reiterando l’insoddisfazione. Queste sono esperienze che incidono in modo drammatico nella vita di un bambino. La Klein interpreta poi l’interesse di Dick verso il gioco dei treni, delle stazioni, delle maniglie, delle serrature, delle porte che apriva e chiudeva, come un riferimento al coito con la mamma; non riesce a capire che i treni che arrivano alla stazione e l’aprire e chiudere la bocca accende semplicemente un campanello d’allarme sulla fame.

Secondo la Klein, l’impossibilità del rapporto simbolico con le cose, impediva lo sviluppo dell’Io del bambino; blocco causato dalle fantasie del coito dirette verso il corpo materno da un lato, e dalla conseguente paura della castrazione da parte del papà, dall’altro. Ma la verità è che, lo ripetiamo, se non fossero intervenute le cure amorose della nonna e della tata, Dick sarebbe morto.

Franco Baldini in questi anni ha ripreso e sottolineato con forza l’importanza della pulsione di autoconservazione quale concetto fondamentale della metapsicologia freudiana. Togliere il ruolo delle pulsioni di autoconservazione e relegarle a una mera funzione organica, come ha fatto la Klein, è un grave errore teorico che inficia di conseguenza il lavoro clinico dell’analista.

 

5. Edipo precoce e Super-io 

Con la teoria degli oggetti interni innati, relativi alle fantasie del rapporto sessuale tra i genitori, M. Klein è indotta a collocare l’Edipo molto presto nella vita psichica del bambino: tra la fine del primo anno di età e l’inizio del secondo, durante la fase orale (frustrazioni dovute allo svezzamento) e sadico-anale (frustrazioni anali dovute alla pulizia) dello sviluppo, ovvero al sorgere di quella che lei chiama la posizione depressiva. Quest’ultima sembra rivestire un ruolo importante per la Klein perché permette al bambino di riconoscere gli oggetti nella loro interezza e separatezza dal proprio Io. Il bambino riconosce la madre separata da sé, così pure il padre più le fantasie sessuali sui due genitori. Il padre viene considerato parte del corpo della madre; ad esempio il pene viene immaginato come qualcosa di speciale che la madre tiene dentro di sé. Questa fantasia erotica suscita una forte invidia nel bambino che vorrebbe mettersi al posto del padre. Le fantasie aumentano a dismisura quando l’idea di separatezza dalla madre implica un rapporto speciale che lei ha con il padre, decisamente diverso da quello che ha con lui. Il bambino elabora gli oggetti interni delle fantasie erotiche e al tempo stesso ne proietta all’esterno di violente, incitato dalla propria invidia e aggressività e iniziando così la sua battaglia edipica precoce (Klein, 1956, pp. 47-48).

Parafrasando la Klein in Invidia e gratitudine (1956, p. 45), Mangini scrive: 

[…] l’aggettivo ‘precoce’ attribuito all’Edipo teorizzato dalla Klein segnala il fatto che il bambino è esposto fin dalla fase orale a tali fantasie, che saranno più o meno potenti o distruttive a seconda della qualità della relazione che egli instaura con [l’oggetto] seno; se cioè l’invidia eccessiva ha privato troppo l’Io della possibilità di trarre beneficio dal rapporto con il seno, il bambino sarà costretto a cercare soddisfazioni altrove. Per questo – dice la Klein – tali soddisfacimenti saranno ricercati nella genitalità, ma in una genitalità troppo ‘precoce’, […] e pertanto profondamente distorta (2019, p. 175). 

A differenza della Klein, Freud colloca l’Edipo nella fase fallica dello sviluppo libidico del bambino verso i 4-5 anni circa. Egli parla di fasi dello sviluppo psicosessuale e di un’organizzazione della libido che si sviluppa attraverso varie fasi. La fase orale è presente fin dalla nascita, ed è principalmente la bocca ad avere valore. La pulsione sessuale che in un primo momento si soddisfa appoggiandosi alla funzione vitale, piano piano acquista la sua autonomia e si soddisfa autoeroticamente, per esempio, attraverso il «succhiare per succhiare». La fase sadico-anale, si sviluppa dai due ai quattro anni, ed è la zona erogena anale che acquista valore con il controllo muscolare: le feci acquistano il valore simbolico di donare e trattenere e si costituisce la polarità attività (sadismo)-passività (erotismo anale). Nella fase fallica acquista grande valore l’organo genitale che, sia per il maschio che per la femmina, è il fallo, ed è in questa fase che si situa l’Edipo per il maschietto e la conseguente minaccia di castrazione. Per la bambina l’Edipo si situa più avanti. La fase genitale, si colloca nel periodo della pubertà, quando lo sviluppo libidico si è completato; la zona genitale ha il primato e la pulsione sessuale si pone al servizio della funzione procreativa. 

Notiamo la differenza tra la teoria di Freud e quella della Klein. La Klein con la teoria dell’innatismo colloca l’Edipo nella fase orale, anticipando così la fase della genitalità e fa risalire la formazione del Super-io a un periodo precoce dello sviluppo del bambino. Dalle analisi condotte dalla Klein, già a due anni di vita dei bambini, aveva potuto osservare tracce di rimorso, senso di colpa e fantasie di punizione, tutti aspetti questi che preludono a «un prodotto della formazione del Super-Io […] che si manifesta particolarmente vistoso nel bambino molto piccolo attraverso le identificazioni antitetiche, per cui accanto a un’estrema bontà coesiste in lui un’estrema violenza». «Il bambino teme allora una punizione che corrisponde al proprio modo di fare del male, e il Super-Io diventa qualcosa che morde, divora e fa a pezzi» (Klein, 1928, p. 215). Contro un Super-io tanto minaccioso l’Io ancora debole non può difendersi e prevalgono così i sentimenti ostili; questi sono tutti aspetti che appartengono alla fase orale e sadico-anale. Infatti la Klein situa questa istanza già negli stadi pregenitali e dato il lungo periodo del suo sviluppo, il Super -io «passa attraverso vari processi di modificazione “e se tutto procede bene”, col tempo viene ammorbidita la sua rigidezza», fino a raggiungere «un’integrazione delle parti contraddittorie di esso» (Mangini, 2019, p. 175).

Secondo Freud, invece, la formazione del Super-io corrisponde al tramonto del complesso edipico. Il bambino rinuncia al desiderio verso la madre e a quello di eliminare il padre, in quanto rivale, per paura della castrazione. Scrive Freud: «Sotto l’influsso del pericolo di perdere il pene, il complesso edipico viene abbandonato, rimosso e, nel più normale dei casi, radicalmente distrutto, e come suo erede viene istituito un severo Super-io» (Freud, 1932, p. 235). Per Freud il Super-io diventa, così, l’erede del complesso edipico e si costituisce attraverso l’interiorizzazione delle esigenze e del divieto dei genitori.

 

Per approfondire la teoria dello sviluppo psicosessuale nella metapsicologia freudiana:

https://www.scuoladipsicanalisifreudiana.it/con-freud-alla-scoperta-della-femminilita/

https://www.scuoladipsicanalisifreudiana.it/la-sessualita-infantile-e-il-complesso-di-edipo-seconda-parte/

https://www.scuoladipsicanalisifreudiana.it/la-sessualita-infantile-e-il-complesso-di-edipo-terza-parte/

 

Note:

1. Baldini, F. (2025), Lezione inedita del 10 maggio intitolata Revisione del caso del “Piccolo Hans” alla luce della seconda teoria freudiana dell’angoscia.

2. Anna Freud sostiene che: in primo luogo nell’analisi infantile non si possa stabilire la situazione analitica trasferenziale come quella degli adulti; in secondo luogo che un’analisi non preparata e accompagnata da interventi pedagogici risulti fallimentare.

ben-wicks-iDCtsz-INHI-unsplash-2

Bibliografia

  • Baldini, F. (2025, 10 maggio). Revisione del caso del “Piccolo Hans” alla luce della seconda teoria freudiana dell’angoscia. Saggio inedito.
  • Cagna, P. (2020). Fame da morire, due casi clinici e una nuova ipotesi etiologica. Metapsychologica – Rivista di psicanalisi freudiana, 2020/1, 73-88.
  • Cagna, P. (2023). L‘attività psichica del vivente in una prospettiva metapsicologica: uno studio dei casi di Dick e Robert. Metapsychologica – Rivista di psicanalisi freudiana, 2023/1, 25-45.
  • Dalto, S. (2019). Precisazioni sul processo di costituzione dell’Io nella metapsicologia freudiana. Metapsychologica – Rivista di psicanalisi freudiana, 2019/1, 35-50.
  • Freud, S. (1908). Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Caso clinico del piccolo Hans), OSF V.
  • Freud, S. (1910-1917). Sulla più comune degradazione della vita amorosa (1912). In Contributi alla psicologia della vita amorosa, OSF VI.
  • Freud,  S.(1915). Pulsioni e i loro destini, OSF VIII.
  • Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere, OSF IX.
  • Freud, S. (1932). La femminilità. In Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie di lezioni), OSF XI.
  • Klein, M. (1978). I principi psicologici dell’analisi infantile (1926). In Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri.
  • Klein, M. (1978). Contributo a un simposio sull’analisi infantile (1927). In Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri.
  • Klein, M. (1978). I primi stadi del conflitto edipico (1928). In Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri.
  • Klein, M. (1978). L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io (1930). In Scritti 1921-1958. Bollati Boringhieri.
  • Klein, M. (1970).  La psicoanalisi dei bambini (1932). G. Martinelli Editore.
  • Klein, M. (2012). Invidia e gratitudine (1956). G. Martinelli Editore.
  • Mangini, E. (2019). Lezioni sul pensiero post-freudiano. Maestri, idee, suggestioni e fermenti della psicoanalisi del Novecento. LED.
  • Roudinesco, É., Plon, M. (1997). Dictionnaire de la psychanalyse. Fayard.

Sulle autrici

20190808_172810-2

Elisabetta Artusi

Ricercatrice Associata SPF


Elisabetta Artusi è nata a Mestre (Venezia) il 21 luglio 1974.
Laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università Cà Foscari di Venezia.
Dal 2010 è membro della Scuola di Psicanalisi Freudiana, sta svolgendo la propria ricerca sulle questioni relative alla sessualità femminile e sulle dinamiche dell’odio.
Vive e lavora a Venezia.
guarnieri

Annalena Guarnieri

Ricercatrice Associata e Analista SPF


È nata a Venezia nel 1954, psicanalista. Vive e lavora a Venezia.

Si è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Venezia con una tesi a indirizzo antropologico.

Ha iniziato la sua formazione psicanalitica nel 1984 partecipando alle attività come membro della Scuola di Psicanalisi Freudiana (SPF), perseguendo il progetto del suo fondatore, Franco Baldini, di ritrovare ed esplicitare i fondamenti naturalistici e razionalistici quali presupposti ineludibili della teoria e della pratica psicanalitica. Dal 1989 al 1995 ha fatto parte della redazione di Thélema. La psicanalisi e i suoi intorni, prima rivista della Scuola. Dal 2019 fa parte della redazione di Metapsychologica – Rivista di psicanalisi freudiana. Ha coordinato gruppi di studio e conferenze a Venezia, Treviso, Milano, Torino e Brescia. Ha partecipato a vari convegni internazionali a Milano, Parigi, Cannes. In particolare, tra gli altri, all’importante convegno su Freud e la psicanalisi laica tenutosi a Milano, i cui atti sono stati pubblicati da Thélema Edizioni. Nel 2009 ha collaborato ad incontri organizzati dalla cattedra di Pedagogia dell’ Università degli Studi di Venezia. Ha condotto studi su antropologia e psicanalisi, sulla sessualità femminile e su psicanalisi e letteratura.

Leggi tutti gli articoli di MetaLog
© Scuola di Psicanalisi Freudiana Tutti i diritti di Copyright sono riservati - P.IVA 11768050152 - Privacy policy
Italiano
No results See all results
  • No translations available for this page
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.