Viene posto un confronto tra le concezioni di Freud e di Husserl sul tema delle pulsioni e, in particolare, della fame. Entrambi non intendono la fame soltanto come un concetto fisiologico. Infatti dall’elaborazione di Freud risulta che la fame, come pulsione di autoconservazione, ha una rilevanza fondamentale anche dal punto di vista psichico, in quanto è una pulsione direttiva nella costituzione originaria del soggetto; in Husserl invece la fame è posta all’origine dell’intenzionalità che caratterizza il rapporto del soggetto trascendentale con il mondo, all’interno di una dimensione teleologica di matrice aristotelica. Nel confronto tra le due impostazioni si sottolinea la perdita conoscitiva che si produce sacrificando, come è in Husserl a differenza di Freud, l’approccio clinico.

