
di Fabio Pietrantonio
Nel presente articolo sarà sviluppato, a partire dal testo freudiano, un confronto tra la pratica religiosa e le azioni sintomatiche che si incontrano nella nevrosi ossessiva. Nel primo paragrafo si illustreranno le caratteristiche dell’azione ossessiva con esemplificazioni tratte dai casi clinici di Freud. Nel secondo paragrafo si procederà all’accostamento del sintomo ossessivo alla pratica religiosa: attraverso questo confronto saranno descritti i due fenomeni mostrandone somiglianze e differenze. Nel terzo e nel quarto paragrafo si fornirà una spiegazione causale dei due fenomeni alla luce della psicanalisi. In sintesi, secondo la metapsicologia freudiana alla base di entrambi i fenomeni vi sono analoghe dinamiche psichiche, ossia la rinuncia del soggetto di parte della propria costituzione pulsionale.

Il breve scritto Azioni ossessive e pratiche religiose del 1907, precedente a Totem e tabù (1912-1913), è la prima pubblicazione in cui Freud introduce alcune considerazioni a proposito dei fenomeni religiosi. L’asse portante dell’argomentazione è l’associazione della pratica religiosa alla nevrosi ossessiva. Le caratteristiche fondamentali di questa nevrosi erano state già enucleate da Freud nelle minute teoriche a Fliess e negli scritti del 1894 e del 1896, ma la struttura metapsicologica di tale psicopatologia venne sviluppata nel caso dell’uomo dei topi. (Freud, 1909, pp. 55-75)
Nella nevrosi ossessiva è possibile scorgere una forma caricaturale, in parte comica e in parte tragica, di una religione privata. Lo stesso termine usato per le azioni ossessive dei nevrotici, ossia «cerimoniale», indica una certa affinità con l’atto religioso. Il cerimoniale nevrotico consiste in piccoli accorgimenti, ripetizioni, azioni coatte, restrizioni, che si manifestano in modo sempre uguale o variato rispettando regole precise. Per chi osserva dall’esterno queste azioni, a prima vista, sembrano essere delle pure «formalità» completamente prive di senso; d’altronde sono considerate insensate anche dal nevrotico ossessivo. Tuttavia:
[…] egli è incapace di farne a meno, giacché ogni scostamento dal cerimoniale è punito con un’angoscia insopportabile, la quale costringe a rifare quanto era stato trascurato. Altrettanto irrilevanti delle stesse azioni cerimoniali sono le operazioni che danno occasione ad esso e che ne vengono complicate, rese più difficili e in ogni caso anche ritardate: ad esempio il vestirsi e lo spogliarsi, il coricarsi, il soddisfare i bisogni corporali. (Freud, 1907, pp. 341-342)
Si può agevolmente comprendere che il cerimoniale ossessivo consiste di una serie di «norme non scritte» che il nevrotico applica alle azioni della vita quotidiana. Il cerimoniale che accompagna, per esempio, l’atto dell’andare a letto esemplifica questo schematismo: la sedia deve stare in un preciso posto, gli abiti devono essere piegati seguendo un ordine preciso ecc. La scrupolosità con cui viene eseguita la pratica, l’angoscia che si presenta se viene omesso qualcosa, il fastidio provocato da qualsiasi interruzione, sono tutte caratteristiche che conferiscono lo status patologico a queste cerimonie private e, inoltre, fanno acquisire loro un’aura di ritualità. Secondo Freud non è possibile stabilire una netta distinzione tra cerimoniale e azione ossessiva; perlopiù quest’ultima è derivata dal primo. Alle ripetizioni e alle pause che caratterizzano qualsiasi azione ossessiva, si aggiungono i divieti e gli impedimenti che sono parte integrante del comportamento del nevrotico ossessivo.
Un esempio della dialettica coazione-impedimento/divieto è descritto nel caso dell’uomo dei topi. Il paziente di Freud, all’epoca ufficiale impegnato in un’esercitazione militare, perse i suoi occhiali stringinaso, avrebbe potuto ritrovarli, ma non volendo perdere tempo telegrafò al suo ottico di Vienna affinché gliene inviasse di nuovi. Il pacchetto arrivò il giorno seguente e venne pagato con un assegno da un certo tenente noto per il suo forte sadismo verso i prigionieri, in particolare per una tortura che consisteva nell’appoggiare l’ano del prigioniero sopra un sacco pieno di ratti. Ci si può immaginare con quale fine. Siccome il tenente aveva pagato il pacchetto in contrassegno, il paziente di Freud avrebbe dovuto restituirgli la somma di denaro. Tuttavia, sorse in lui un «divieto», ossia che non avrebbe dovuto restituire il denaro al tenente altrimenti sarebbe successa «quella cosa» (fantasia della tortura dei ratti) a suo padre. Tuttavia, in virtù della natura bifasica del sintomo ossessivo, il divieto fu immediatamente controbattuto da un ordine: il denaro doveva assolutamente essere restituito al tenente. Sebbene consciamente il paziente avrebbe voluto restituire la somma, difficoltà sempre maggiori e apparentemente di natura oggettiva, gli impedivano di portare a compimento il suo intento. Combattuto da diverse idee contrastanti e da vicissitudini che lo costringevano a non effettuare il rimborso, raggiunta Vienna, poté finalmente spedire la somma di denaro. (Freud, 1909, pp. 15-21)
All’inizio della malattia costrizioni e divieti sono occultati dal soggetto, che riesce a mascherare il suo stato adempiendo ai suoi doveri sociali senza evidenti difficoltà. La nevrosi ossessiva rimane faccenda privata per lunghi anni a differenza dell’isteria che per sua struttura genera sintomi somatici che la rendono facilmente identificabile. (Freud, 1909, pp. 8-9)
Si possono prendere in esame le somiglianze delle azioni ossessive dei nevrotici con le pratiche religiose. Entrambi gli atti generano angoscia se non sono eseguiti, non sopportano interruzioni e l’esecuzione è contraddistinta da una particolare scrupolosità. Tuttavia, vi sono alcune differenze: le azioni ossessive sono molto più variegate rispetto a quelle religiose (preghiera, adorazione); inoltre, le cerimonie religiose hanno carattere pubblico, a differenza di quelle ossessive che sono private. La differenza fondamentale è data dalla pregnanza di senso e dal valore simbolico che ha il cerimoniale religioso, mentre gli elementi del cerimoniale nevrotico sembrano non averne alcuno.
Questa apparente insensatezza si dissolve attraverso l’indagine psicanalitica e se ne scopre la ragione. Le azioni ossessive si rivelano perfettamente sensate perché sono al servizio di importanti interessi del soggetto ed esprimono esperienze ancora attive e pensieri investiti libidicamente. Per esempio l’interesse dell’uomo dei topi è quello di mantenere rimosso un atto sessuale dell’infanzia compiuto traendone un piacere. (Freud, 1896, p. 313). Tuttavia, la resistenza della rimozione conferisce loro un certo grado di deformazione per pervenire alla coscienza nella forma del sintomo. Tale deformazione può comportare un semplice spostamento dell’oggetto, oppure una vera e propria sostituzione dell’oggetto con materiale simbolico. Da ciò derivano due modi di interpretare le azioni ossessive: storicamente o simbolicamente.
Freud sottolinea che tramite l’esercizio della psicanalisi è possibile scoprire che il sintomo ossessivo, sia esso un cerimoniale o una singola azione, deriva dalle esperienze sessuali dei soggetti. Eccone un esempio:
Una signora che viveva separata dal marito […] poteva sedersi soltanto su un’unica sedia, e solo con difficoltà poteva alzarsi da questa. La sedia, con riferimento a specifici particolari della sua vita coniugale, simboleggiava per lei il marito, al quale si conservava fedele. Essa trovò a spiegazione della sua ossessione la frase: “È così difficile separarsi da qualcosa (marito, sedia) su cui ci si è seduti una volta”. (1) (Freud, 1907, p. 344)
La paziente ripeteva in modo ossessivo l’azione di sedersi sempre sulla stessa sedia (non separarsi dal marito) per sottolineare il suo desiderio sessuale rimasto inappagato la prima notte di matrimonio. Essa era combattuta tra il conservarsi fedele al marito e il desiderio di essere appagata da un altro uomo «più degno di fiducia». (Ivi, p. 345) Come mostra questo semplice esempio, tutto nelle azioni ossessive ha un significato inconscio che può essere scoperto mediante l’interpretazione. E il significato è inevitabilmente legato alla sessualità del soggetto. Il significato investito dalla pulsione e il senso dell’azione ossessiva che è pulsionale, sfuggono al nevrotico. Solamente attraverso il trattamento analitico il soggetto viene a conoscenza degli impulsi e delle rappresentazioni inconsce che si esprimono per mezzo del sintomo ossessivo. Difatti, la funzione del sintomo è quella di scaricare l’energia psichica legata al materiale inconscio che, a causa della rimozione, può trovare la via verso la realtà solo tramite formazioni sostitutive.
A questo punto si incontra un’ulteriore distinzione tra azione ossessiva e pratica religiosa. Tuttavia, osservando attentamente, si nota che la situazione è la stessa: il senso che muove alla pratica religiosa non è riconosciuto dai fedeli, ma è sostituito coscientemente da motivi fittizi. Il sacerdote o il teologo sono in grado di inserire la pratica religiosa all’interno di un sistema di significati, quale è la teologia. Tuttavia, alla stregua del fedele, che esegue la pratica ignaro del sistema di pensiero che la ordina dandole significato, neppure loro scorgono le forze motrici psichiche che operano a creare il sistema religioso. Gli uomini di pensiero della religione assumono, al fine di giustificarne l’esistenza, concetti fondamentali che non possono essere messi al vaglio della prova della natura (esperimento), ossia non sono falsificabili. Falsificabilità che è a fondamento del metodo delle scienze naturali moderne, di cui la psicanalisi fa parte, ed è volta a confermare o smentire la corrispondenza tra le idee della ragione e i fenomeni della natura.
Le coazioni e i divieti di cui soffre il nevrotico ossessivo sono motivati da un senso di colpa di cui egli non sa nulla, ovvero che è inconscio. Il senso di colpa inconscio è costantemente attivo nel corso della malattia perché, «[…] ha la sua fonte in determinati processi psichici remoti, ma viene costantemente rianimato nella tentazione rinnovantesi a ogni occasione attuale, e d’altra parte fa sorgere una angoscia d’attesa sempre in agguato, un’attesa di sciagura, connessa, mediante l’idea di punizione, alla percezione interiore della tentazione». (Freud, 1907, p. 346) Inizialmente l’azione ossessiva o il cerimoniale fungono da difesa e protezione da una disgrazia attesa, pur essendo oscura la connessione tra la situazione che origina l’angoscia d’attesa e il contenuto della minaccia. Al senso di colpa dei nevrotici corrisponde nella religione l’ammissione del fedele di sapere di essere un peccatore; perciò, egli intraprende l’atto religioso al fine di proteggersi e difendersi. Si comprende meglio la nevrosi ossessiva prendendo in considerazione quello che la psicanalisi ha scoperto esserne la causa fondamentale, ovvero la rimozione di ciò che rappresenta una pulsione sessuale nella realtà psichica. Tale pulsione ha avuto modo di soddisfarsi liberamente durante l’infanzia. Ma ad un certo punto è stata rimossa, ossia da quel momento le è stato precluso l’accesso alla coscienza. Si riesce così a comprendere che l’iniziale funzione del cerimoniale ossessivo è di proteggere l’Io dall’assalto della pulsione sessuale rimossa. La rimozione della pulsione è avvenuta per mezzo di una formazione reattiva che opera costantemente al fine di perpetuare l’interdizione verso la coscienza del materiale connesso alla pulsione repressa. Tuttavia, tale forza oppositiva non cessa mai di essere minacciata dalla continua pressione esercitata dalla pulsione rimossa che si fa sentire come tentazione e dalla conseguente angoscia.
Un esempio dal carattere squisitamente edipico degli effetti della rimozione è raccontato dall’uomo dei topi. All’età di circa sei anni di fronte al desiderio/tentazione di vedere nude alcune ragazze era sorto il timore che in conseguenza di ciò suo padre sarebbe morto. (Freud, 1909, pp. 12-15) A questo punto l’Io per scongiurare lo scacco della rimozione pone come ostacolo il divieto. Questo si rende necessario poiché nella nevrosi ossessiva il rapporto con l’oggetto cui è connessa la pulsione rimossa ha sempre carattere ambivalente. Tale stato di cose è spiegato da Freud nelle considerazioni teoriche sul caso dell’uomo dei topi:
[…] una compresenza cronica di amore e odio – entrambi della più grande intensità – verso la stessa persona non può non sorprenderci. Ci saremmo aspettati che il grande amore avesse da tempo sopraffatto l’odio o si fosse lasciato divorare da quello. Ed effettivamente, simile sopravvivenza dei contrari è possibile solo in speciali condizioni psicologiche e grazie al concorso di ciò che accade nell’inconscio. L’amore non è riuscito a spegnere l’odio, è riuscito solo a respingerlo nell’inconscio, dove esso, al riparo dall’azione demolitrice della coscienza, può vivere e persino crescere. In tali circostanze l’amore cosciente si sviluppa generalmente, per reazione, fino a raggiungere una intensità straordinaria, ciò che gli consente di perpetuare il compito assegnatogli di mantenere il suo antagonista nella rimozione. Una separazione dei contrari avvenuta molto precocemente, nel periodo preistorico dell’infanzia, e accompagnata dalla rimozione di uno dei sentimenti (solitamente l’odio) sembra la condizione prima di questa singolare costellazione della vita amorosa. (Freud, 1909, p. 68)
Come si è visto nel decorso della malattia la funzione protettiva dell’azione ossessiva risulta inefficace. Al suo posto sorgono presto i divieti che hanno lo scopo di tener lontane situazioni atte ad associarsi con il contenuto del rimosso. D’altronde, già le precise e rigorose regole secondo cui viene svolta un’azione ossessiva o un cerimoniale mostrano un certo carattere restrittivo. Non bisogna dimenticare che nella nevrosi i sintomi fungono da compromesso tra le istanze psichiche, perciò, oltre a soddisfare l’istanza rimovente (l’Io), soddisfano in parte anche la pulsione rimossa. Difatti, «[…] col progredire della malattia, quelle azioni che originariamente assicurano soprattutto la difesa si avvicinano sempre più alle azioni interdette, con le quali la pulsione poteva esprimersi durante l’infanzia». (Freud, 1907, p. 347)
Nella religione l’aspetto del compromesso pare più difficile da rinvenire, tuttavia si può facilmente notare che i desideri interdetti sono permessi se inseriti all’interno del sistema religioso. Per esempio il godimento sessuale è permesso solamente se l’atto è consumato all’interno del sacramento del matrimonio. Ci si rende facilmente conto che come la nevrosi anche la religione si basa su una rinuncia pulsionale. Tuttavia secondo Freud, diversamente dalla nevrosi, per la religione bisogna ipotizzare la repressione di pulsioni principalmente egoistiche socialmente dannose.
Due caratteri del fedele ci permettono di accostare l’esito della rimozione della nevrosi ossessiva con la repressione pulsionale che esige la religione. Ci si riferisce al senso di colpa dato dalla tentazione e all’angoscia d’attesa come paura della punizione divina. Secondo Freud, forse per l’energia delle pulsioni sessuali che si assommano a quella delle pulsioni dell’Io interdette, forse per caratteristiche generali delle pulsioni, anche nella vita religiosa la repressione pulsionale si rivela un fallimento. Infatti, nei diversi sistemi religiosi troviamo prescritti atti di riparazione per redimere il fedele che incalzato dalla tentazione si è concesso il desiderio inizialmente represso (peccato). Che il desiderio rimanga all’interno della dimensione fantastica o che si sia riusciti a concretizzarlo non cambia nulla.
L’azione ossessiva, come si è detto, riguarda le piccole azioni della vita quotidiana e si esprime in sciocchi precetti. Questo fatto risulta comprensibile notando che nella nevrosi ossessiva domina quel tipo di meccanismo psichico, scoperto da Freud nella vita onirica, dello spostamento. (Freud, 1899, pp. 282-285). Ciò che è essenziale e fondamentale viene sostituito da ciò che è inessenziale e accessorio. Per esempio la signora di cui si è parlato sopra, sostituisce la rappresentazione del desiderio sessuale per il marito con quella della sedia. Allo stesso modo nei sistemi religiosi vi è una tendenza allo spostamento: la pratica religiosa è esattamente ciò che occulta il fondamento pulsionale. Questo è il motivo per cui le religioni subiscono periodiche riforme, ossia la risignificazione della pratica religiosa serve ad evitare che cada sotto scacco rivelandone il senso pulsionale.
Alla luce di quanto esposto è lecito considerare «la nevrosi ossessiva come un equivalente patologico della formazione religiosa, e a descrivere la nevrosi come una religiosità individuale e la religione come una nevrosi ossessiva universale» (Freud, 1907, p. 349). La somiglianza fondamentale è costituita dalla rinuncia a parte della propria costituzione pulsionale, mentre la differenza riguarda la specie di queste pulsioni.
Note:
1. Per la descrizione di questo cerimoniale e la sua interpretazione, vedi, Freud, S. (1915-1917), Introduzione alla psicoanalisi. Lezione 17. Il senso dei sintomi, OSF VIII, pp. 424-426.

Ricercatore Associato e Analista SPF
Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sul pensiero sapienziale dell’India antica. Il suo percorso di studi si è incentrato sulle civiltà antiche, sulla storia delle religioni e sul pensiero filosofico indiano.
Da sempre dilettante pensatore e incuriosito dalle dinamiche psicologiche dell’uomo.
Si associa alla SPF per studiare il complesso psichico alla luce dell’oggettività del pensiero freudiano.
Amante della pizza e dell’ozio in tutte le sue forme.
Riceve a Torino e a Milano.