
di Luciana Giora
Questo articolo, suddiviso in tre parti, nasce con l’intenzione di far conoscere l’interesse e il metodo di ricerca elaborato da Freud per delineare i punti cardine della sua Teoria sessuale infantile.
La ricerca e la consultazione delle fonti si sono concentrate sull’Epistolario e le Minute teoriche, che Freud ebbe con l’amico e corrispondente scientifico Wilhelm Fliess. Le Lettere, scritte tra il 1897 e il 1902, e le Minute teoriche, scritte tra il 1892 e il 1897, vengono considerate le “origini della psicanalisi” quindi di valore culturale inestimabile.
La consultazione del corpus delle Opere di Freud ha reso la relazione ricca di citazioni con l’intento di portare il lettore a diretto contatto con il suo pensiero.
Nei Tre saggi, Freud delinea che «Appoggio, zona erogena e autoerotismo, sono i tre caratteri, strettamente collegati gli uni agli altri, che definiscono la sessualità infantile» (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 492). Il concetto di appoggio (Anlehnung) è un punto fondamentale della teoria freudiana delle pulsioni. Le pulsioni sessuali si appoggiano alle funzioni vitali, che forniscono loro una fonte organica, una direzione e un oggetto (Freud, S., OSF, Vol. VIII, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917, p. 471, nota 1).
La nozione freudiana di pulsione emerge dalla descrizione della sessualità umana, seppure essa abbia un carattere più generale. Sono pulsioni le forze che supponiamo star dietro le tensioni dovute ai bisogni.
«La pulsione – per Freud – è così uno dei concetti che stanno al limite tra lo psichico e il corporeo»; inoltre «Ciò che distingue le pulsioni l’una dall’altra e le fornisce di qualità specifiche è la relazione che esse hanno con le loro fonti somatiche e le loro mete. La fonte della pulsione è un processo eccitante in un organo […]. Gli organi del corpo forniscono eccitamenti di due specie, i quali sono fondati su differenze di natura chimica. Una di queste specie di eccitamento noi la chiamiamo specificamente sessuale, e l’organo relativo lo definiamo “zona erogena” della pulsione sessuale parziale che ne deriva»(Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, pp. 479-480).
«Teniamo conto che l’attività autoerotica delle zone erogene è la stessa nei due sessi. Se partiamo da questa concordanza, la possibilità di una differenza sessuale, come quella che si avrà dopo la pubertà, è nulla per l’infanzia» (Freud, S., OSF; Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 525).

Le pulsioni all’inizio mirano al piacere l’una indipendentemente dall’altra, ma possono evolvere verso una organizzazione che avviene sotto il primato di un’unica zona erogena dando origine ad una organizzazione, una specie di sintesi, la prima delle quali è data dalle componenti orali.
Freud riprende le osservazioni di S. Lindner (1879) sulla suzione, come modello delle manifestazioni sessuali infantili; egli descrive un’attività di succhiamento, che si rende autonoma dall’assunzione di cibo, che si svolge con le caratteristiche tipiche di un’attività sessuale: un eccitamento crescente che accompagna il ciucciare e può trasmettersi ad altre parti del corpo proprio o di quello altrui scatenando anche un desiderio di afferrare (la ciocca di capelli ad es.). Tale eccitamento poi può giungere fino ad una sorta di orgasmo: si può infatti valutare che l’addormentarsi nel bambino ha l’effetto del soddisfacimento raggiunto; inoltre non di rado i bambini giungono dall’attività autoerotica del ciucciare attraverso fluidi passaggi fino alla masturbazione.
L’eccitamento crescente che accompagna il ciucciare, paragonato all’orgasmo e l’addormentarsi per effetto del soddisfacimento raggiunto, mi permette di introdurre la questione trattata da Freud nel Progetto di una psicologia: «L’esperienza di soddisfacimento corrisponde a una scarica duratura della tensione, all’investimento di alcune tracce relative all’oggetto e all’investimento delle tracce relative alla scarica»(Freud, S., OSF, Vol. II, Progetto di una psicologia, 1895, p. 233).
Nella già citata lettera a Fliess, del 6 dicembre 1896, di fondamentale importanza per il suo contenuto, Freud usò per la prima volta il termine «zone erogene» e in quella del 3 gennaio 1897 chiamò la bocca «organo sessuale orale» dove individua in un primo momento la fase orale o cannibalesca; in questa fase l’attività sessuale non è separata dall’assunzione di cibo. L’oggetto per entrambe le attività è il medesimo. (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 506).
«Sappiamo dunque che il primo oggetto della componente orale della pulsione sessuale è il seno materno, il quale soddisfa il bisogno di nutrizione del lattante. La componente erotica, che viene contemporaneamente soddisfatta durante il poppare al seno, si rende poi indipendente come atto del ciucciare, abbandona l’oggetto estraneo e lo sostituisce con una zona del proprio corpo» (Freud, S., OSF, Vol. VIII, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917, p. 486).
Freud durante il suo lavoro psicanalitico incontrò spesso pazienti che presentavano una coincidenza di determinate qualità di carattere che riunite si delineavano come: ordine, parsimonia e ostinazione.
Egli osserva che questi soggetti nella prima infanzia impiegarono parecchio tempo per giungere a “padroneggiare” l’incontinentia alvi infantile. (Freud, S., OSF, Vol. V, Il motto di spirito, 1908, p. 402).
Il trattenersi dalla defecazione dava loro un piacere accessorio. Evidentemente questi bambini si servivano dell’eccitabilità erogena della zona anale: il trattenere la massa fecale provoca violente contrazioni muscolari e il suo passaggio attraverso l’ano stimola la mucosa. Il contenuto intestinale è trattato come la parte del proprio corpo che può essere ceduta o trattenuta; in quanto ceduto esso rappresenta il primo regalo. Secondo una delle teorie sessuali infantili il regalo assume poi il significato di bambino, che viene acquisito mangiando e partorito attraverso l’intestino. (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 496).
Sempre dai Tre saggi, «Seconda fase pregenitale è quella sadico-anale. L’antagonismo che pervade tutta la vita sessuale si è già sviluppato; ma non può ancora essere chiamato maschile-femminile, bensì dev’essere denominato attivo-passivo» (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 506).
Freud spiega molto bene come sorge l’organizzazione sadico-anale: mette in evidenza le due diverse fonti che concorrono a determinarla.
Il sadismo ha come fonte la muscolatura e si volge all’oggetto come oggetto da padroneggiare. Da qui l’attività. Mentre la passività prende un’altra fonte erogena, la mucosa erogena intestinale. Mettere insieme queste due fonti in una unica organizzazione non è semplice. Freud elabora poi nel 1915 nella Metapsicologia la costituzione delle polarità categoriali attivo/passivo e maschile/femminile. Qui invece egli avvia una comprensione della differenza tra l’una e l’altra.
Qual è il legame tra sadismo ed erotismo anale? Il sadismo per sua natura bipolare – distrugge l’oggetto e contemporaneamente lo mantiene dominandolo – è paragonabile al funzionamento bifasico dello sfintere anale – evacuazione e ritenzione – e al controllo di esso. (Cfr. Laplanche, J., Pontalis, B., Enciclopedia della psicanalisi, p. 200).
In Freud, l’evoluzione delle idee circa i modi successivi dell’organizzazione della libido e in contemporanea le sue tesi sul primato del fallo, danno avvio al concetto di fase fallica.
Nei Tre saggi, Freud aveva intuito qualche punto che definiva la fase fallica come una fase dell’organizzazione infantile della libido in cui le pulsioni parziali si unificano sotto il primato del pene. In questa fase, a differenza dell’organizzazione puberale, il bambino, sia maschio che femmina, conosce soltanto un organo genitale, quello maschile, e l’opposizione tra i sessi è equivalente all’opposizione fallico-evirato.
Discusso per la prima volta nel 1908, con l’analisi del piccolo Hans, il complesso di castrazione si ricollega alla teoria sessuale infantile che attribuisce un pene a tutti gli esseri umani. Abbiamo inteso che il complesso di castrazione è focalizzato sulla fantasia di evirazione. L’enigma che si pone al bambino riguardo alla differenza anatomica tra i sessi, trova qui la sua risposta. Tale differenza viene attribuita, dal bambino, a un’amputazione del pene della bambina (Laplanche, J., Pontalis, B., Enciclopedia della psicanalisi, pag. 173), o, come nel caso del piccolo Hans, all’idea che la sorellina ha un pene molto piccolo, ma che crescerà.
Mentre nella bambina, la zona erogena direttiva è in questa fase posta sulla clitoride, e la constatazione della differenza anatomica tra i sessi suscita in lei l’invidia del pene, il desiderio di averlo.
Quindi le dinamiche asimmetriche tra il complesso edipico maschile e femminile, dipendono dai loro rapporti con la castrazione.
Il termine “Complesso edipico” venne usato da Freud per la prima volta nel 1910 nel primo saggio dei Contributi alla psicologia della vita amorosa. (Freud, S., OSF, Vol. VI, Casi clinici, 1909-1912).
Abbiamo inteso che le Lettere a Fliess sono uno strumento fondamentale per stabilire l’epoca in cui Freud fu alle prese con la sessualità e con il delinearsi delle dinamiche di quello che poi verrà chiamato complesso di Edipo.
Che questo fosse il tema centrale della sua autoanalisi, iniziata nell’estate del 1897, non è un’impressione, ma viene confermato dallo stesso Freud quando nella prefazione alla seconda edizione (1909) dell’Interpretazione dei sogni afferma, relativamente al libro stesso: «Esso mi è apparso come un brano della mia autobiografia, come la mia reazione alla morte di mio padre, dunque all’avvenimento più importante, alla perdita più straziante nella vita di un uomo»(Freud, S., OSF, Vol. III, L’interpretazione dei sogni, 1899).
E’ inevitabile non proseguire con un’altra citazione, tratta dalla lettera a Fliess del 15 ottobre 1897 dove Freud confida che: «[…] una sola idea di valore generale mi è sorta. Ho trovato, anche nel mio caso, amore per la madre e gelosia verso il padre, ed ora ritengo che questo sia un fenomeno generale della prima infanzia, anche se non si manifesta sempre tanto presto, come nei bambini divenuti isterici. Se è così, si comprende l’interesse palpitante che suscita la tragedia dell’Edipo re», in quanto, ogni individuo è stato una volta un tale Edipo in germe e in fantasia e, da questa realizzazione di un sogno trasferita nella realtà, si ritrae con orrore con tutto il peso della rimozione che separa lo stato infantile da quello adulto.
Troviamo spiegazione di ciò quando Freud ci avverte che «D’altra parte la gente smentisce queste cose, solo nella vita reale, mentre nell’arte narrativa e drammatica è concesso servirsi della tematica che sorge dal turbamento di questo ideale»(Freud, S., OSF, Vol. VIII, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917, p. 374-375).
Si noti che già in questa prima formulazione Freud fa riferimento a un mito al di là della storia e della variazione del vissuto individuale, quindi afferma l’universalità dell’Edipo, ma non solo, perché egli, nei Tre saggi, ci rammenta che «Ad ogni nuovo arrivato fra gli uomini si pone il compito di dominare il complesso edipico» (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 531, nota 3).
Il complesso edipico consiste nel fatto che tra i tre e i cinque anni nel pieno della fase fallica il maschietto sviluppa un desiderio sessuale molto intenso che prende come oggetto la madre. La prima scelta oggettuale infantile è incestuosa. Questo desiderio tuttavia si scontra ben presto con colui che effettivamente gode della madre, ossia il padre, che quindi viene a prendere la posizione del rivale, di colui che deve essere eliminato. Desiderio incestuoso e rivalità edipica con il padre sono i due momenti cruciali dello sviluppo di questo complesso. Che si conclude per il maschietto con il complesso di castrazione, che si sostanzia nella figura del padre castratore che rivendica il suo diritto sulla madre, costringendo il bambino ad abbandonare il desiderio incestuoso.
Freud sottolinea come agiscono le dinamiche; in origine dunque «L’Io, sbarazzato da tutti i vincoli etici, si sente anche solidale con tutte le pretese del desiderio sessuale, pretese che da lungo tempo sono state condannate dalla nostra educazione estetica e che contrastano con tutte le esigenze restrittive della morale. La tendenza al piacere – la libido, come noi diciamo – sceglie i suoi oggetti senza inibizione, e di preferenza proprio quelli proibiti. Non solo la donna altrui, ma soprattutto oggetti incestuosi, consacrati dalla convenzione umana, la madre e la sorella per l’uomo, il padre e il fratello per la donna»(Freud, S., OSF, Vol. VIII, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917, p. 315).
«Si può dimostrare che il bambino vive un’impostazione edipica verso i suoi genitori; la masturbazione – osserva Freud – è soltanto la scarica genitale dell’eccitamento sessuale inerente a questo complesso; a questa relazione la masturbazione deve la sua importanza per tutti i tempi a venire»(Freud, S., OSF, Vol. X, Inibizione sintomo angoscia, 1924, p. 30).
Nel caso di un complesso edipico positivo si avrà un intenso rapporto d’amore col genitore dell’altro sesso e una forte gelosia nei confronti del genitore del proprio sesso.
Mentre nell’edipo negativo la situazione è capovolta. La sua forma completa consente a Freud di spiegare l’ambivalenza del bambino verso il padre con il gioco delle componenti etero e omosessuali e non come semplice risultato di una situazione di rivalità.
Nei confronti della madre il bambino si trova già, in origine, in una posizione eterosessuale.
Si intende così che il complesso di Edipo svolge un ruolo fondamentale nella determinazione dell’ulteriore sviluppo del bambino in rapporto al godimento sessuale.
L’evirazione e il suo sostituto, l’accecamento, è la punizione che il padre minaccia. (Freud, S., OSF, Vol. VII, Totem e Tabù, 1912 – ’13, pag. 134).
La minaccia di evirazione da parte del padre porta il bambino a rinunciare all’oggetto incestuoso, (la madre), per salvare il pene, ossia ciò che renderà il maschio appetibile poi alle donne, deve ritirarsi narcisisticamente, rinunciando a uccidere il padre.
Freud in l’Io e l’Es sintetizza questo concetto con la formula: «così (come il padre) devi essere, così (come il padre) non ti è permesso essere» (Freud, S., OSF, Vol. IX, L’Io e l’Es, 1922, pagg. 496-97). La funzione della castrazione, connessa alla funzione paterna, all’interno delle dinamiche edipiche, consiste in una limitazione della sessualità.

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