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La sessualità infantile e il complesso di Edipo. Un percorso articolato | Prima parte

MetaLog – il blog della SPF

di Luciana Giora

Presentazione generale

Questo articolo, suddiviso in tre parti, nasce con l’intenzione di far conoscere l’interesse e il metodo di ricerca elaborato da Freud per delineare i punti cardine della sua Teoria sessuale infantile.

La ricerca e la consultazione delle fonti si sono concentrate sull’Epistolario e le Minute teoriche, che Freud ebbe con l’amico e corrispondente scientifico Wilhelm Fliess. Le Lettere, scritte tra il 1897 e il 1902, e le Minute teoriche, scritte tra il 1892 e il 1897, vengono considerate le “origini della psicanalisi” quindi di valore culturale inestimabile. 

La consultazione del corpus delle Opere di Freud ha reso la relazione ricca di citazioni con l’intento di portare il lettore a diretto contatto con il suo pensiero.

 


Prima Parte

  • Introduzione 
  • Difesa e Rimozione
  • Amnesia infantile
  • Autoerotismo
  • Le fantasie – la seduzione
  • Romanzo familiare
  • Sessualità infantile perversa polimorfa

Introduzione

Da un’attenta lettura dei Tre saggi sulla teoria sessuale, ciò che ha destato in me maggior interesse è l’esistenza di un filo rosso che collega la sessualità alle psicopatologie.

Freud comprese che la psicopatologia, in generale, sarebbe diventata una via di approccio alla psicologia. Lo studio per individuare le cause e i fondamenti delle nevrosi lo portò con frequenza sempre maggiore ad individuare i conflitti che sorgono nell’individuo fra impulsi sessuali e resistenza contro la sessualità. Per Freud le nevrosi rappresentano un tipo di funzionamento psichico che permette di raggiungere gli strati profondi della mente. L’innovazione di Freud è che egli ha una concezione della sessualità che non si limita alla considerazione della genitalità.

Nella relazione ho dato rilievo al confronto che Freud ebbe con Fliess, nel periodo a cavallo tra il 1887 e il 1902. Fu un momento molto intenso e importante per la sua elaborazione.

La prima edizione dei Tre saggi sulla teoria sessuale risale al 1905. L’opera, nelle successive cinque edizioni, si è arricchita di nuove considerazioni emerse dalle scoperte che nel trascorrere degli anni Freud aveva introdotto nella teoria psicanalitica.

Nella prefazione alla terza edizione (1914) ci sono dei punti in cui Freud risponde all’avversione della società dell’epoca per il contenuto dell’opera: «I Tre saggi sulla teoria sessuale non possono contenere se non quello che la psicanalisi costringe ad accettare o permette di convalidare […] il mio scopo era, in ogni caso, scoprire tutto quello che si può indovinare con i mezzi della ricerca psicologica, quanto alla biologia, della vita sessuale umana» (Freud, S., OSF, Vol. IV, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, pp. 447- 448). 

E prosegue Freud: «le resistenze alla psicanalisi, siano esse un rifiuto ottuso, maligni pettegolezzi o un significativo silenzio, sono tenaci e penose» (Gay, P., Freud. Una vita per i nostri tempi, 1988, p. 176).

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Difesa e rimozione

Nel 1895 Freud e Breuer pubblicano, come opera a quattro mani, gli Studi sull’isteria. L’esperienza di Freud mise in evidenza che dietro le manifestazioni nevrotiche non agivano eccitamenti affettivi qualsiasi, ma questi erano immancabilmente di natura sessuale; il suo obiettivo non era individuare la natura dell’isteria, ma chiarire la genesi dei suoi sintomi. Accentuando così il significato della vita affettiva e l’importanza della distinzione fra atti psichici inconsci e atti psichici coscienti, Freud introduce un fattore dinamico, sostenendo che il sintomo trae origine da un ingorgo affettivo. Quindi l’isteria si manifesta a partire da un gioco di forze; come aveva detto nella lettera a Fliess del 21 maggio del 1894, «il conflitto coincide con quella che io considero la difesa, che si erige sempre contro la sessualità». Dunque le nevrosi, in generale, vennero considerate da Freud come “perturbazioni” della funzione sessuale. 

Con il risultato ottenuto, Freud sperava di aver colmato la lacuna della medicina, non molto disposta ad ammettere, in relazione a una funzione biologica d’importanza capitale, disturbi che non fossero provocati da processi infettivi o lesioni organiche. Tuttavia la concezione medica concordava con la sua tesi, secondo cui la sessualità non è una faccenda che interessa solo la psiche, ma essa ha anche un aspetto somatico, per cui è lecito attribuirle un particolare chimismo e far derivare l’eccitamento dalla presenza di certe sostanze di origine sconosciuta. (cfr. Freud, S., OSF, Vol. X, Autobiografia, 1925, p. 93)

L’interesse di Freud per gli ormoni, così erano state definite queste sostanze nel 1902, era antico. 

A riguardo della difesa, nel 1895 Freud nella Minuta K (Freud, S., OSF, Vol. II, Minute teoriche per Wilhelm Fliess, 1892-97, p. 50) osserva che «la tendenza alla difesa è però dannosa se è diretta verso rappresentazioni capaci, come sono i ricordi, di liberare nuovo dispiacere, com’è il caso delle rappresentazioni sessuali […] è solo necessario, per questo, che tra l’esperienza e la sua ripetizione si inserisca la pubertà, la quale intensifica di molto l’effetto del risvegliarsi mnemonico».

 

Amnesia infantile

Tra il 1896 e ‘97 Freud si occupò del ruolo dell’infanzia nell’etiologia dell’isteria, rendendosi conto che questo passato periodo della vita, ricco di impressioni, che in gran parte venivano sepolte dall’amnesia, fa dell’infanzia di ognuno di noi un’epoca preistorica della vita sessuale.

Quali forze producono queste rimozioni delle impressioni dell’infanzia? È nei Tre saggi che troviamo la risposta: «Collegare l’amnesia infantile a quella isterica, è più che una mera battuta di spirito. L’amnesia isterica che serve alla rimozione, si spiega soltanto con la circostanza che l’individuo possiede già un patrimonio di tracce mnestiche, le quali sono sottratte a una disponibilità cosciente, e che ora attirano a sé per collegamento associativo il materiale su cui dalla sfera cosciente, agiscono forze repulsive della rimozione. Senza amnesia infantile, si può dire, non vi sarebbe amnesia isterica» (Freud, S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 486). 

Freud nell’Autobiografia (Freud, S., Autobiografia, 1925, p. 101) aveva sottolineato: «Risultò in tal modo quel che i poeti e gli psicologi avevano sempre detto, e cioè che le impressioni di quest’epoca remota dell’esistenza, sebbene soccombano perlopiù all’amnesia, lasciano tracce indelebili nello sviluppo dell’individuo, in particolare determinando la sua disposizione alle future malattie nevrotiche. Giacché però in queste esperienze infantili avevamo sempre a che fare con eccitamenti sessuali e reazioni contro gli stessi, ci trovammo di fronte al dato di fatto della sessualità infantile, che ancora una volta rappresentava una novità, in stridente contrasto con un pregiudizio fra i più potenti che gli uomini abbiano mai concepito».

Freud si interroga sul perché i malati avessero dimenticato tante circostanze della loro vita vissuta, ed fossero poi riusciti a ricordarle quando si era applicata, al loro caso, la tecnica psicanalitica.  Egli comprese che «tutto ciò che era stato dimenticato corrispondeva, per un motivo o per l’altro a qualcosa di penoso, a qualcosa che per la personalità del soggetto, e per le sue esigenze, era temibile, doloroso e vergognoso» (Freud, S., Autobiografia, 1925, p. 97).

Quindi esiste un punto di confronto che l’amnesia infantile stabilisce tra lo stato psichico del bambino e quello dello psiconevrotico. Freud ne deduce che la sessualità degli psiconevrotici è rimasta allo stadio infantile o può essere ricondotta a esso.

Nel 1896 dopo un’indagine sistematica sulla vita sessuale dei suoi pazienti, Freud arriva alla conclusione che la vita sessuale comincia con l’inizio della vita stessa e si appoggia da principio alle altre funzioni vitali fondamentali, le funzioni di autoconservazione, da cui a poco a poco si rende indipendente  (cfr. Freud, S., Autobiografia, 1925, p. 103).

 

Autoerotismo

La parola autoerotismo è stata usata per la prima volta nel 1898 da H. Havelock Ellis. In Freud compare nella lettera a Fliess del 9 dicembre 1899 quando comprese che «degli strati sessuali il più profondo è quello dell’autoerotismo, il quale non ha nessuna finalità psicosessuale e cerca solamente una soddisfazione locale. Esso viene sostituito dall’alloerotismo (omo-ed-etero), ma indubbiamente sopravvive come tendenza indipendente.» L’origine dell’autoerotismo sarebbe quindi quel momento, sempre rinnovato più che localizzabile in una fase determinata dello sviluppo, in cui la sessualità si distacca dall’oggetto naturale e si abbandona alla fantasia, costituendosi come sessualità. (Enciclopedia psicanalisi, Laplanche-Pontalis, pag. 61)

 

Le fantasie – La seduzione

Il suo lavoro, inerente alla scoperta e comprensione delle dinamiche della sessualità infantile, fu lungo e articolato, in stridente contrasto col pregiudizio fra i più   potenti che gli uomini abbiano mai concepito: «L’infanzia, si diceva, è “innocente” è immune dagli appetiti del sesso, solo la tempesta puberale dà inizio alla lotta contro il demone della “sensualità.” Le attività sessuali infantili, venivano considerate il segno di una degenerazione, di una corruzione precoce» (cfr. Freud, S., Autobiografia, 1925, p. 101). 

Nei Tre saggi, Freud trasse la conclusione che trascurare il periodo della sessualità della prima infanzia «non soltanto è un puro e semplice errore, bensì anche un errore gravido di conseguenze, perché è il responsabile della nostra attuale ignoranza a proposito delle condizioni fondamentali nella vita sessuale» (Freud, S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 484). 

Nell’autunno del 1897 confida a Fliess ciò che poi ritroviamo nell’Autobiografia: «Prima di penetrare nel problema della sessualità infantile devo fare ammenda di un errore nel quale incorsi per qualche tempo e che avrebbe potuto avere fatali conseguenze per l’intero mio lavoro» (Freud, S., Autobiografia, 1925, pp. 101-102).

Si tratta della teoria della seduzione, che egli sostenne tra il 1893 e il 1897.  Dall’esperienza analitica Freud tendeva a considerare reali i resoconti dei malati, secondo cui i loro sintomi dovevano essere fatti risalire a esperienze sessuali passive subite durante gli anni dell’infanzia. L’analisi aveva portato correttamente all’individuazione di tali traumi sessuali infantili, e tuttavia questi non corrispondevano al vero. 

Ed effettivamente nel 1914 Freud riporta: «Alla fine mi convinsi che quando si viene delusi nelle proprie aspettative non si ha diritto di lasciarsi prendere dalla disperazione, e bisogna invece sottoporre a revisione queste aspettative. Se gli isterici fanno risalire i loro sintomi a traumi fittizi, questo nuovo fatto significa che essi creano degli episodi immaginari! Ragion per cui la realtà psichica deve essere presa in considerazione accanto alla realtà attuale» (Freud, S., OSF, Vol. VII, Storia del movimento psicoanalitico, 1914, p. 391).

Mentre l’anno dopo, in Pulsioni e loro destini, scrive: «Abbiamo dunque motivo di supporre l’esistenza di una rimozione originaria, e cioè di una prima fase della rimozione che consiste nel fatto che alla “rappresentanza” psichica (ideativa) di una pulsione viene interdetto l’accesso alla coscienza. Con ciò si riproduce una fissazione: la rappresentanza in questione continua da allora in poi a sussistere immutata, e la pulsione rimane legata» (Freud, S., OSF, Vol. VIII, Pulsioni e loro destini, 1915, p. 38).

Ritorniamo dunque al periodo tra il 1896-1897 quando Freud studiò il ricco sviluppo della vita fantastica dei suoi pazienti; non solo i sogni ad occhi aperti ma anche le particolareggiate fantasie infantili che si manifestavano nei pensieri, nei sogni, e nel comportamento dei nevrotici adulti, durante il trattamento psicanalitico (cfr. Introduzione a Freud, S., Lettere a Wilhelm Fliess, pag. 39).

Le fantasie sono oggetto di trattazione nella Minuta M del 1897 (cfr. Freud, S., Minute teoriche per Wilhelm Fliess, 1892-97, p. 62) dove Freud ci avverte che esse insorgono dall’intreccio inconscio di cose sperimentate e udite secondo inclinazioni che mirano a rendere inaccessibile il ricordo, dal quale i sintomi si sono generati.  Interessante notare che tali fantasie si formano per fusione e distorsione. La distorsione consiste nella falsificazione del ricordo mediante frammentazione, dove i rapporti cronologici sono trascurati. Dunque si avrà che un frammento di cosa vista si unirà ad un frammento di cosa sentita dando origine ad una fantasia. 

Nella minuta N del 1897 (cfr. Freud, S., Minute teoriche per Wilhelm Fliess, 1892-97, p. 64) Freud pone l’accento sui ricordi che sembrano biforcarsi: una parte viene scartata e sostituita da fantasie, un’altra parte sembra condurre direttamente a impulsi. A questo punto Freud si interroga se in seguito sia possibile che scaturiscano impulsi anche dalle fantasie. 

Ed effettivamente, nel trattare gli impulsi collegati alle fantasie, ne descrive una particolarità sottolineando che nei figli il desiderio di morte è diretto verso il padre e per le figlie verso la madre. E’ in questo contesto che troviamo il primo accenno al complesso edipico, che cinque mesi dopo diventerà esplicito nella lettera a Fliess del 15 ottobre.

Freud fa un’ulteriore elaborazione che comunica a Fliess nella lettera del 10 marzo 1898: «Comincio a sospettare che i sogni siano il risultato di cose viste nel periodo preistorico; che le fantasie siano il risultato delle cose udite allora e che le psiconevrosi siano il risultato delle esperienze sessuali avute allora. La ripetizione delle cose vissute in quel tempo sarebbe sostanzialmente una realizzazione di un desiderio». Il lavoro onirico, dice Freud, ci riconduce alla preistoria dell’individuo, dunque all’infanzia che racchiude, in forma abbreviata, l’intero sviluppo della specie umana, anche quella preistorica e quella filogenetica. Freud si chiede se sarà possibile distinguere «quale parte dei processi psichici latenti provenga dalla preistoria individuale e quale da quella filogenetica» (Freud, S., OSF, Vol. VIII, Introduzione alla psicoanalisi, 1915-1917, p. 368).

Le fantasie primarie sono reperibili in tutti gli esseri umani, e i temi ricorrenti sono: scena primaria, evirazione, seduzione. Questi temi hanno un carattere in comune, essi si riferiscono tutti alle origini. Nella scena primaria è raffigurata l’origine del soggetto, nella fantasia di seduzione l’origine è il sorgere della sessualità, nelle fantasie di evirazione, l’origine riguarda invece la differenza anatomica tra i sessi (cfr. Laplanche, J., Pontalis, B., Enciclopedia della psicanalisi, p. 188).

Il termine Urszenen, scene primarie, compare per la prima volta in un manoscritto di Freud, la Minuta L del 1897 (Freud, S., Minute teoriche per Wilhelm Fliess, 1892-97, p. 58, nota 2), per designare alcune esperienze infantili traumatizzanti organizzate in scenari, dove il ricordo è talora elaborato e mascherato con fantasie.

L’idea che le fantasie si fondino, in ultima analisi, su fantasie primarie, residui mnestici di esperienze vissute nella storia della specie umana, senza trovare episodi di singoli individui, richiederebbero, stando a Freud, una spiegazione filogenetica che permetterebbe di attribuire loro fatti realmente accaduti: per esempio, l’evirazione effettivamente praticata dal padre in un passato arcaico (cfr. Laplanche, J., Pontalis, B., Enciclopedia della psicanalisi, p. 186). 

Ne L’uomo Mosè e la religione monoteista, Freud esprime che: «Non è facile trasferire i concetti della psicologia del singolo alla psicologia delle masse, e non credo che otteniamo qualcosa introducendo il concetto di inconscio “collettivo.” Il contenuto dell’inconscio è già comunque collettivo, patrimonio universale dell’umanità» (Freud, S., OSF, Vol. XI, L’uomo Mosè e la religione monoteista, 1939, p. 448). 

Specificati gli effetti e le conseguenze che le fantasie hanno sull’individuo si intende perché Freud si vide costretto a riconoscere che tali scene di seduzione non erano avvenute in realtà, ma erano solo fantasie create dall’immaginazione dei suoi pazienti.  Freud rimase per un certo periodo assai disorientato.

Nella lettera a Fliess del 21 settembre 1897 egli scrisse: «poi, la sorpresa che in tutti i casi la colpa fosse sempre da attribuire alla perversità del padre, non escluso il mio, e l’accorgermi dell’inaspettata frequenza dell’isteria, in ogni caso in cui si realizza la medesima condizione, mentre è difficile credere ad una tale diffusione delle perversioni verso i bambini».  Tale scoperta allargò gli orizzonti della sessualità infantile.

Verso la fine del 1897 i dubbi cominciarono ad affollarsi nella sua mente, ma venivano continuamente respinti da qualche nuova prova.  A contribuire a rendere tutto più chiaro fu un sogno che Freud fece concernente sua nipote   (Jones, E., Vita e opere di Sigmund Freud, 1953, p. 285). 

Riporto la descrizione che Freud fece a Fliess nella lettera del 31 maggio 1897: «non molto tempo fa sognai di avere uno straordinario affetto per Mathilde, ma il suo nome era “Hella” stampata a chiare lettere davanti a me. La soluzione è che Hella è il nome di mia nipote americana della quale abbiamo ricevuto una fotografia. Mathilde può essersi chiamata Hella perché recentemente ha pianto tanto amaramente sulla disfatta della Grecia. Essa ha una passione per la mitologia dell’antica Ellade e naturalmente considera gli elleni degli eroi. Il sogno realizza naturalmente il mio desiderio di dimostrare il padre responsabile delle nevrosi e pone così fine ai miei persistenti dubbi». 

Quattro mesi dopo l’episodio, Freud intuì la verità: «bisognava mettere da parte i desideri incestuosi dei genitori verso i figli, ed occuparsi dei desideri incestuosi dei bambini verso i genitori, e in modo caratteristico nei confronti del genitore del sesso opposto» (Jones, E., Vita e opere di Sigmund Freud, 1953, p. 285).

Lo sforzo di Freud consistette nello spiegare la stabilità, l’efficacia, il carattere relativamente organizzato della vita fantasmatica del soggetto. Egli constatò che queste fantasie avevano lo scopo di nascondere l’attività autoerotica della prima infanzia. Dunque Freud arrivò a comprendere che il godimento nevrotico è la riedizione del godimento infantile e che dietro a queste fantasie, se elaborate, viene messa in luce l’intera area della vita sessuale infantile. 

Abbiamo descritto la fantasia o fantasma che si presenta come uno scenario immaginario.

 

Romanzo familiare

Nella Minuta M del 1897 (Freud, S., Minute teoriche per Wilhelm Fliess, 1892-97, p. 70) ciò viene definito come «romanzo familiare […]; dove il soggetto è sempre presente.» Nella lettera a Fliess del 20 giugno 1898 Freud scrive che «tutti i nevrotici creano ciò che si dice un “romanzo familiare” (che diviene cosciente nella paranoia); da una parte esso soddisfa i bisogni megalomani e dall’altra costituisce una difesa contro l’incesto». Simili fantasie si ricollegano alla situazione edipica. Sappiamo dalla tragedia greca che Edipo diventa un trovatello, adottato dai sovrani di Corinto; l’affinità potrebbe esserci con un elemento del “romanzo familiare” del nevrotico, dove l’individuo eleva fantasmaticamente i propri genitori. 

Nel lasso di tempo che intercorse tra il 1897 e il 1905 ciò che spinse Freud ad occuparsi dei problemi della sessualità infantile fu la constatazione, come risulta dalla tecnica analitica, che nel processo di formazione della nevrosi vi erano sempre situazioni aventi a che fare con la vita sessuale. Dunque la sessualità infantile fatica ad essere capita senza un’analisi delle perversioni sessuali, in quanto è essa stessa, come attesta Freud nei Tre saggi, “una sessualità perversa polimorfa” (Freud, S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 445). Concetto da considerarsi preminente. Nel 1905 Freud sostenne «che il bambino può, sotto l’influsso della seduzione, diventare un perverso polimorfo e possa essere avviato a tutte le possibili prevaricazioni. Ciò dimostra che egli è costituzionalmente a ciò qualificato; la realizzazione incontra poi scarse resistenze perché gli argini psichici verso le stravaganze sessuali, quali pudore, disgusto e morale, sono, secondo l’età del bambino, o ancora sconosciuti o appena in formazione» (Freud, S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 500). 

Sessualità infantile perversa polimorfa

Si tratta dunque di una sessualità perversa polimorfa, in quanto il bambino ricerca il piacere senza alcuna finalità riproduttiva. Parlando del concetto di perversione in Freud è tuttavia impossibile prescindere da quello di nevrosi. 

Il padre della psicanalisi affermò nei Tre saggi che la nevrosi è “la negativa della perversione” (Freud, S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, p. 477). In effetti l’antitesi nevrosi-perversione indica che, mentre nella nevrosi gli elementi sessuali infantili sono persistenti, ma trasformati da meccanismi di difesa in sintomi nevrotici, dunque c’è rimozione, nella perversione, invece, essi semplicemente esistono in forma inalterata.

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Bibliografia

  • Freud, S. (1895). Minute teoriche per Wilhelm Fliess, OSF II. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1895). Studi sull’isteria, OSF I. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1887-1902). Le origini della psicanalisi. Lettere a Wilheln Fliess. Bollari Boringhieri.
  • Freud, S. (1905). La sessualità infantile, OSF IV. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1905). Le aberrazioni sessuali, OSF IV. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1914). Perla storia del movimento psicanalitico, OSF VII. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1915-1917). Tratti arcaici e infantilismo del sogno, OSF VIII. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1924). Autobiografia, OSF X. Bollati Boringhieri.
  • Freud, S. (1934-1938). L’uomo Mosè e la religione monoteista, OSF XI. Bollati Boringhieri.
  • Gay, P. (1988). Freud, una vita per i nostri tempi. Bompiani.
  • Jones, E.  (1973). Vita e opere di Sigmund Freud. Il Saggiatore.
  • Laplance, J. e Pontalis, J.-B. (1993). Enciclopedia della psicanalisi. (L. Mecacci, C. Puca. ed., Trad., Voll.2). Economica Laterza. (Originariamente pubblicato nel 1968).
  • Ricci, G. (1998). Sigmund Freud.  La vita, le opere e il destino della psicanalisi, Mondadori.

Sull’autore

Luciana Giora

Luciana Giora

Membro Associato SPF


Luciana Giora è nata a Mestre -Venezia il 21 settembre 1962 e si è formata in Storia con indirizzo antropologico.
Coltiva interesse culturale per la psicanalisi partecipando a gruppi di studio e seminari.
Dal 2023 è socia della Scuola di Psicanalisi Freudiana.
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